Correre per non fermarmi
Dopo le lezioni sono andata al parco con la musica nelle orecchie e passi veloci.
Il cuore che batteva forte, il respiro che si faceva ritmo e poi poesia. Correre è la mia ribellione contro il peso delle cose che non so dire.
Oggi mi sono chiesta: come fa il corpo a trasformare la fatica in forza? Forse è come un albero che piega i rami senza spezzarsi, ma con le radici strette al suolo e gli occhi rivolti al cielo. Anche lui trema nel vento, anche lui porterebbe via le foglie se potesse parlare. Eppure resta, si adatta, respira nell’urto. Così il mio corpo, tra un passo e l’altro, impara a portare il peso senza crollare, a trasformare il bruciore delle gambe in slancio, il silenzio in voce. La fatica non scompare: si converte. Diventa linfa, diventa ritmo, diventa coraggio di andare oltre quello che mi ferma dentro.
E ogni metro che lascio alle spalle è una parola che non ho detto, ma che il mio respiro ha gridato per me.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.