Il labirinto mentale
Quando mi guardo attorno, tutto è in movimento. Le persone, gli oggetti, le situazioni, tutto è in bilico. Eppure io no. Resto ferma, per scelta o per necessità, come una roccia che affonda nella sabbia mossa dalla marea. In apparenza, ogni cosa sembra procedere, ma io sono ferma. Non immobile. Ferma. È un viaggio che parte, senza mai arrivare. La scuola è diventata la mia prigione e, allo stesso tempo, la mia fuga. Ogni aula, ogni banco, ogni foglio che piego sotto la penna è un passo su un filo sottile, un filo che non so dove mi porterà, ma che mi tiene in equilibrio. Ogni giorno è una battaglia con me stessa. Non è la paura di fallire che mi ferma. È quella domanda, sempre lì, che mi sussurra nell’orecchio. Non la sento sempre, ma c’è: chi sono, davvero? Cosa sono, davvero? La mia mente è un campo di battaglia, una lotta tra ciò che so e ciò che non so.
Ogni mattina, il mondo fuori dalla finestra mi accoglie con una luce diversa. A volte è gelida, altre volte morbida. Come se, a seconda del suo volto, il mio stato d’animo cambiasse. Il mio respiro si fa breve, il cuore accelera. E lì, davanti allo schermo del computer, il silenzio è l’unica cosa che riesco a sentire. È un vuoto che non voglio riempire. Le dita si muovono veloci, non per scrivere, ma per fermare. Fermare cosa? La tempesta che mi scuote, ma non mi distrugge. Ogni parola che scrivo è un filo che mi tiene ancorata, come se fosse l’unica cosa che davvero riesco a controllare. Non è mai semplice, ma non è neanche impossibile. La mia mente è un labirinto senza mappa, dove ogni passo, ogni via che provo, mi porta a un vicolo cieco. Ogni strada che percorro sembra chiudersi dietro di me, lasciandomi sola, ancora una volta, a cercare qualcosa che non riesco a definire. Le risposte, quelle che trovo, sono come ombre, vaghe, incomplete. Non mi bastano mai. Ogni volta che penso di avere trovato la verità, ne nasce subito un’altra. Come se non ci fosse mai una fine.
Eppure, continuo. Non posso fare altro. La curiosità è la mia forza, ma è anche la mia condanna. Ogni passo che faccio mi porta più lontano, eppure ogni risposta che ottengo mi fa solo vedere quanto mi sfugge ancora. Non posso fermarmi, anche quando il peso del mondo sembra troppo grande. La domanda rimane, costante, come un battito che non smette mai di battere. Non c’è fine. Non c’è risposta. Ma cammino. E quando sento che posso davvero fare un passo avanti, che posso oltrepassare la paura che mi blocca, sento il cuore che batte più forte. Altre volte, mi sembra di essere sospesa, come se il cammino stesso si interrompesse. È una sensazione di vuoto, un precipizio invisibile che mi fa tremare. Ma non mi fermo. Non posso. Perché la strada che ho scelto, quella che percorro, è sempre la mia, anche se non so dove mi porterà. Non vedo la fine. E forse è proprio questo il punto. Non sapere mai dove finisce il cammino. Non sapere cosa ci aspetta.
La scuola, con le sue luci e ombre, mi ha insegnato che ogni passo, anche il più doloroso, mi avvicina a qualcosa di profondo, qualcosa che solo io posso scoprire. È una bellezza che non si può descrivere. Una verità che non ha parole. E forse, è proprio questa la bellezza della vita: una ricerca continua, senza risposte definitive, ma con la consapevolezza che il cammino, alla fine, è l’unica cosa che conta. Mi chiedo, però, se saprò mai davvero dove sto andando. Se, quando arriverò, ci sarà qualcosa che mi faccia sentire completa. E se quella domanda che mi porto dentro avrà mai una risposta. O forse, è proprio la domanda, quella che non finisce mai, la vera risposta.
Resilience.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.