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Power & Society September 9, 2001 Views: 6 4 min read

La corsa senza sosta

Read this slowly. Let the words arrive before you decide what they mean.

Le domande arrivano sempre nei momenti più inattesi, nelle notti più silenziose, quando tutto intorno sembra fermarsi. «Dove stiamo andando?». Non è una domanda banale. Mai. La sento dentro, come un peso che si fa strada, come se avessi appena aperto gli occhi su un mondo che non capisco più. Il futuro è lì, davanti a me, ma è così confuso. Sospeso. Come camminare su un filo sottile, tra il baratro della speranza e quello della disperazione. Ogni giorno sembra più difficile di quello prima. La velocità del mondo mi trascina, eppure ogni passo sembra più incerto. La sensazione di essere sopraffatti cresce, e non so più come fermare questa corsa. Le notizie piovono, incessanti. La crisi economica, le guerre, le paure che ci assalgono, tutte insieme. Il nostro tempo è diventato il tempo della velocità, e più corriamo, più sembra che qualcosa ci sfugga. Il respiro si fa corto. Mi chiedo se riusciremo mai a fermarci, a riflettere. Ma il più grande degli interrogativi è se saremo in grado di farlo insieme. È questo il punto, forse. Non è mai stata una questione di velocità, ma di direzione.

Le disuguaglianze si acuiscono. E io le vedo, le sento crescere. La distanza tra chi ha e chi non ha non smette di allargarsi. Chi non ha mai avuto nulla vive nel terrore di perdere anche ciò che è stato in grado di ottenere. E chi ha sempre avuto tutto, non riesce a capire che la sua sicurezza è fragile, che tutto ciò che crede di possedere potrebbe sfuggirgli in un batter d’occhio. Cosa ci sta succedendo? È come se stessimo tutti correndo, senza sapere dove stiamo andando. Ogni passo sembra un atto di sopravvivenza, non di vita. Come siamo arrivati a questo punto? Come è possibile che il nostro cammino, la nostra esistenza, sia diventata una corsa senza meta? La società ci sta insegnando a correre, ma non ci dice perché. Non ci spiega dove siamo diretti. Non ci dice cosa stiamo cercando, o se almeno sappiamo cosa stiamo cercando. La realtà è più cruda ogni giorno. La politica si consuma in battaglie sterili, ma la gente ha smesso di credere nelle parole, nell promesse. Siamo troppo disillusi per continuare a sperare che qualcosa cambi. Perché non cambia? Perché il cambiamento sembra essere sempre più lontano, irraggiungibile?

La politica non è mai stata così spettacolare. Non lo è mai stata come ora, con tutti questi leader che si agitano, parlano, promuovono, promettono. Ma dove sono le azioni? Dove sono i fatti? Le parole non valgono più nulla se non vengono tradotte in concretezza. Il cambiamento non arriva mai. Il pubblico assiste, ma è muto, senza voce. Eppure, in quel silenzio che ci circonda, sento qualcosa agitarsi. Un fremito. Una scossa. Una rivolta che non si è ancora manifestata, ma che è nell’aria. È lì, pronta a esplodere, come un urlo soffocato. È forse il momento di fermarsi, guardare e riflettere davvero su tutto ciò che sta accadendo? Non c’è più tempo da perdere, no? Ci siamo mai chiesti veramente cosa siamo disposti a fare per cambiare le cose? Se davvero volessimo farlo, se davvero fossimo pronti a guardare la realtà in faccia, sapremmo che le soluzioni non si trovano nel passato. Non sono nei vecchi schemi, nei vecchi concetti che ci hanno guidato fino a qui. L’orizzonte oggi è più oscuro che mai. Ma in mezzo a questa oscurità, ci sono dei riflessi di luce. Dove sono? Che forma hanno? La rivoluzione non è solo una questione politica, è un atto di consapevolezza. Una presa di posizione. Non è una scelta. È una necessità.

Mi chiedo, e lo chiedo anche a te, lettore: siamo disposti a svegliarci? È possibile continuare a fare finta di nulla? La domanda resta sospesa, appesa nell’aria. Per quanto ancora riusciremo a far finta che tutto sia normale? E se fosse davvero arrivato il momento di cambiare? Se non fosse più un’opzione, ma un atto che non possiamo più rinviare? La paura di cambiare è il nostro più grande nemico, ma se non agiamo ora, quale sarà il futuro che ci aspetta? O forse, più che un futuro, è la fine stessa che ci sta raggiungendo, passo dopo passo, con ogni nostra indecisione, ogni nostro ritardo. C’è una via d’uscita o siamo già arrivati al punto di non ritorno? Sono domande che mi tormentano, che non trovano risposta. Eppure, mentre continuo a cercare, la consapevolezza cresce. Non è più una questione di sinistra o destra, di politica o ideologie. È una questione di vita. La vita che ci sfugge, che ci scivola tra le dita, mentre noi restiamo fermi, aspettando il cambiamento, ma senza mai muoverci veramente. È questa la realtà. Ma dove stiamo andando?

Future.
Remember me,
Eclipse

Why?

Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.

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