Primo Giorno
Oggi è iniziato il secondo anno del liceo. Ho indossato l’uniforme come se fosse una corazza. Cravatta annodata, scarpe lucide, zaino pieno di libri e aspettative. Il tragitto in auto è stato silenzioso. Mamma ascoltava Pavarotti in sottofondo, come ogni lunedì.
All’ingresso, H. mi aspettava con un cappuccino e un sorriso enorme. “Sei ufficialmente tornata,” ha detto. “E hai un’aria… D I V E R S A.”
Poi l’ho visto. Y. era in fondo al corridoio, con il solito libro di fisica sotto braccio, gli occhiali appannati dal vapore della macchinetta del caffè. Mi ha salutata con un cenno. Niente di più.
Ho sentito una fitta, piccola, rapida.
Non di nostalgia. Di fine.
La professoressa di matematica ha fatto l’appello. Quando ha detto il mio nome, ho risposto “presente” con voce ferma. Ma dentro, non ero del tutto qui.
Ero ancora a Loano.
Sul bordo del mare.
Con le mani nella sabbia.
E un cuore che non sapeva ancora di essere cambiato.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.