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Traditions & Culture August 20, 2002 Views: 4 4 min read

Risate velenose, inganno sottile

Read this slowly. Let the words arrive before you decide what they mean.

La verità è che non capisco il sarcasmo. Non lo capisco, e non lo voglio capire. Ci sono cose che non si dovrebbero dire così, in quel modo. Ma è come se tutti avessero un canale segreto che io non riesco ad ascoltare. Forse c’è una lingua che non parlo, o una frequenza che mi sfugge. E il sarcasmo è proprio quella frequenza. Quella vibrazione che lascia un sapore amaro in bocca, e non importa quanto io ci provi, non riesco a sentirla mai come la sentono gli altri. Sembra che tutti ridano insieme, e io sono l’unica che non capisce il gioco, il punto, la battuta che si nasconde dietro quelle parole taglienti.

C’è una parte di me che, nonostante tutto, vorrebbe capire. Vorrei sentire il ridicolo, il piacere che ci si può prendere a giocare con le parole. Ma no. Il sarcasmo non mi sembra mai un gioco. Mi sembra qualcosa di diverso. Come se ogni battuta fosse una freccia che non colpisce mai il bersaglio giusto. La faccia sorridente che maschera una punta di veleno. Ed io, con quella faccia che cerco di decifrare, come se fosse un codice segreto che non mi è stato mai insegnato. Perché c’è sempre questa necessità di nascondere il pensiero dietro una battuta? Perché non dire direttamente ciò che si vuole dire? Perché usare la risata per mascherare il disprezzo o la rabbia? Mi viene da pensare che ci sia qualcosa di più. Una paura. Una paura di esprimere la verità in modo crudo. Un bisogno di nascondere qualcosa che sarebbe troppo doloroso vedere in faccia. E in questo continuo gioco di riflessi, mi trovo fuori posto, guardando uno specchio che non riesco a leggere.

Ma non voglio sembrare quella che non sa divertirsi. No. Non è questo. Eppure, mi rendo conto che ogni volta che il sarcasmo entra nella stanza, io passo inosservata. Non sono mai parte di quella risata. È come se fossi sempre troppo seria, troppo profonda, troppo presente, quando gli altri si divertono. E a volte, quando il sarcasmo diventa troppo tagliente, non posso fare a meno di sentire una tristezza che mi stringe il petto. È una tristezza senza nome, ma che mi fa capire che sì, mi manca qualcosa. Mi manca quella leggerezza che sembra essere alla base di tutto. Ma non sono mai riuscita a trovarla. Forse c’è qualcosa in me che non va. Forse c’è qualcosa nel modo in cui mi relaziono, un difetto che mi rende incapace di cogliere l’ironia nelle cose. Ma poi mi chiedo, se fosse davvero un difetto, perché così tanti lo fanno? Perché così tanti si rifugiano nel sarcasmo? Non è una via di fuga, quella? Una protezione? Un nascondiglio per le parole che non vogliono davvero essere dette? Forse, è proprio lì che sta il punto: non è una questione di capire o meno, ma di come ci si nasconde dietro le parole.

Il sarcasmo non è per me. E non voglio neanche forzarlo. Mi guardo negli occhi e capisco. È così che funziona, e non c’è nulla di male. Ma quanto manca il coraggio di dire le cose per come sono? Quante volte avrei voluto sentire qualcuno dire, senza fare ironia, senza frasi curve: «Ti capisco». Quante volte avrei voluto sentire la verità, senza aggiungere uno strato di risate finte. Perché lo capisco, il bisogno di sorridere, ma certe cose sono più pesanti di una risata. Forse, a volte, è meglio non capirlo del tutto. Perché il sarcasmo è come una porta chiusa, e a volte è più facile restare fuori, in silenzio, che entrare e farsi travolgere dal suo gioco.

Ci sarà mai un modo per sentirsi davvero parte di tutto ciò? Sarà possibile, un giorno, non guardare più quel mondo da fuori? O è solo un’altra strada che non riesco a percorrere? Un altro gioco a cui non so partecipare? Forse un giorno, scopriremo che il sarcasmo è solo una risposta a ciò che non si riesce a dire. Ma fino a quando?

SARCASM.
Remember me,
Eclipse

Why?

Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.

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