Arrivo a Castelletto
Sono a Genova. Il treno è arrivato con dieci minuti di ritardo.
Fuori pioveva piano, ma il cielo era chiaro sopra il porto.
Ho chiamato papà. “Arrivo in taxi,” ho detto.
Invece, ho camminato. Con lo zaino, il cappotto lungo, i capelli bagnati. Fino a C. Fino alla piazza con la fontana spenta.
E lui era lì.
Senza dire niente.
Solo con gli occhi.
E una sciarpa blucerchiata che non avevo mai visto.
Mi ha guardata come se fossi appena atterrata da un altro pianeta.
Poi ha detto: “Sei in ritardo.”
Io ho sorriso.
E in quel momento, il mondo si è spento. Milano. Scuola. Famiglia. Futuro. Tutto è diventato lontano. E l’unica cosa reale era il suo respiro sul mio collo.
Mi ha preso la mano. “Vieni.” E abbiamo camminato. Senza meta. Solo per sentirci vivi.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.