Giornate d’Oro
Le giornate scorrono veloci, come il vento tra i capelli, inesorabili, leggere, impossibili da trattenere. Eppure, in mezzo a questo scorrere, c’è un punto fermo: M. È sempre più presente, non solo accanto a me, ma dentro di me. Ogni momento insieme sembra un piccolo miracolo: non perché sia straordinario, ma perché è vero. Perché non devo fingere, non devo spiegare, non devo essere altro che me stesso.
Giochiamo in acqua come bambini che hanno dimenticato il tempo, ci sfidiamo a nuoto con sorrisi a metà tra la sfida e la complicità.
E io rido, rido davvero, come non facevo da tempo.
Un riso che viene dal petto, che pulisce, che libera.
Uno di quei risi che ti fanno sentire viva, come se il cuore avesse ricominciato a battere dopo un lungo silenzio.
I nostri amici sono un turbine di energie, voci, abbracci improvvisi, una tempesta di risate che non stanca mai. Ed io, che a volte mi sentivo ai margini, ora sono nel mezzo. Non come un’eccezione, ma come parte di qualcosa di più grande.
Sono felice di farne parte. Di ridere con loro, di condividere il silenzio tra una battuta e l’altra, di sentirmi visto, anche quando non parlo.
Papà ci osserva da lontano, seduto sulla sdraio con gli occhiali da sole e un libro in grembo che forse non legge. Sorride. Non dice niente, ma quel sorriso dice tutto: sei felice. E questo mi basta.
L’estate è fatta di attimi come questi: semplici, quasi impercettibili, ma carichi di un significato che solo il cuore sa riconoscere. Non sono giorni da ricordare per i gesti epici, ma per il modo in cui il sole accarezza la pelle, per come una mano si sfiora per caso, per il silenzio condiviso tra due persone che non hanno bisogno di parlare.
Quest’estate non la ricorderò per i chilometri percorsi o i posti visitati. La ricorderò per questo: per il vento tra i capelli, per le risate in riva al mare, per lo sguardo di M. che mi cerca anche quando non parliamo, e per la sensazione, rara e preziosa, di essere esattamente dove devo essere.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.