Il cielo grigio non sa dei miei pensieri
Milano, 19:23. Cielo coperto. Temperatura: 10,1°C. Umidità: 88%. Ho camminato per 37 minuti esatti lungo viale Tunisia, con L’interpretazione dei sogni di Freud in borsa e le cuffie che trasmettevano Radiohead – Pyramid Song. La canzone dura 4:49. L’ho ascoltata 3 volte in loop. Ho notato che il ritmo cardiaco si sincronizza con il tempo della batteria: 6/8. Frequenza: 72 bpm. Coincidenza? No. Fisiologia. Mi sono fermata davanti a un lampione spento. Lo osservavo da 2 minuti quando un uomo con un cappotto blu ha detto: “Non si accende da settimane.” Ho risposto: “Lo so. È fuori sincrono con il sistema centrale.” Lui ha sorriso. “Sei strana.” Ho annuito. “Sono precisa.” E sono andata via. Perché non serve spiegare. La maggior parte delle persone non capisce la differenza tra “strano” e “diverso”. Uno è un giudizio. L’altro è un dato. E io sono un dato. Non un’etichetta.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.