Marzo entra piano, io resto ferma
Il primo marzo è arrivato con 2 minuti e 14 secondi di ritardo rispetto al calendario astronomico. Ho controllato. L’ora esatta dell’equinozio era 07:00:17. Io ero già sveglia da 12 minuti. Seduta alla scrivania, con il termometro che segnava 9,3°C e il barometro in discesa. Ho annotato tutto: pressione atmosferica, umidità, direzione del vento. Poi ho aperto Fondamenti di Meccanica Quantistica e ho letto la prima pagina senza capirla. Non perché fosse difficile. Perché il mio cervello era ancora fermo a febbraio. A quel giorno in cui ho smesso di nascondermi. Non è una questione di coraggio. È una questione di coerenza. E io odio le incongruenze. Più tardi, a scuola, ho cronometrato i tempi di transito tra un’aula e l’altra. Media: 47 secondi. Deviazione standard: ±9,2. Troppe variabili umane. Troppi rallentamenti causati da risate, spintoni, conversazioni inutili. Vorrei poter programmare ogni movimento come un esperimento. Senza interferenze. Senza rumore di fondo. Ma poi, mentre guardavo il cielo grigio dal corridoio, ho pensato: forse il caos è necessario. Forse è l’unica cosa che impedisce al mondo di diventare un sistema chiuso. E forse, anche se odio ammetterlo… è bello.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.