La musica che mi accompagna al mattino
Ogni mattina, alle 6:58, accendo il vecchio stereo in camera. Non con il telecomando. Con la mano. Perché il contatto fisico attiva un circuito più diretto nel cervello. Suono: Clair de Lune – Debussy. Versione Rubinstein, 1956. Durata: 5:23. Tempo ideale per vestirsi, fare colazione, controllare l’agenda. Oggi, però, a 3:17, ho chiuso gli occhi. E ho sentito una cosa strana: non pensavo. Solo ascoltavo. Senza analizzare. Senza categorizzare. Senza misurare. E in quel momento, ho capito: la musica non è un’onda. È un’emozione che si traveste da fisica. Perché le note non sono solo frequenze. Sono ricordi. Sono stati d’animo. Sono dati che non possono essere scritti. Ho aperto gli occhi. Il tempo era 7:04. In ritardo di 6 minuti. Ma non mi importava. Per la prima volta, ho permesso al caos di vincere. E ho scoperto che, a volte, il caos è più preciso dell’ordine.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.