Notte Bianca
Quella notte è stata diversa da tutte le altre. Non per il pretesto, le stelle cadenti, la promessa di un miracolo nel cielo, ma perché sapevamo, già allora, che non stavamo solo aspettando un fenomeno celeste. Stavamo aspettando qualcosa di più grande: un momento che avrebbe cambiato tutto.
Gli amici erano con noi, ma a un certo punto si sono dissolti nel buio, come ombre che rispettano il silenzio degli innamorati. E noi… noi ci siamo appartati, lontano dalle luci, lontano dal rumore, in un angolo di spiaggia che sembrava esistere solo per noi. Il mare sciabordava piano, come se non volesse svegliare il sogno, e la sabbia, ancora tiepida, è diventata il nostro letto. Le stelle erano poche, forse distratte,
ma bastavano. Bastavano perché, in quel momento, il cielo non era sopra di noi: era dentro.
Abbiamo parlato a bassa voce, sussurri che si perdevano nel vento, risate soffocate, confessioni che non avevano bisogno di essere complete. Ascoltavamo il respiro del mondo, il fruscio delle onde, il sospiro del buio, ma soprattutto ascoltavamo il battito l’uno dell’altra. Sembrava che il tempo avesse smesso di correre. Che avesse deciso di fermarsi, solo per noi.
Poi, piano, quasi senza accorgercene, le mani si sono cercate.
Non per caso. Per destino.
E quando si sono intrecciate, è stato come se due anime che si cercavano da sempre, finalmente si riconoscessero.
I cuori si sono avvicinati. Non metaforicamente. Li sentivo, i suoi battiti,
sul mio petto, nelle dita, nel respiro. E poi…
Poi è arrivato il silenzio. Non un vuoto. Un pieno.
Il genere di silenzio che dice tutto, che contiene promesse, che sa che le parole sarebbero solo un rumore inutile.
Non c’è bisogno di parole quando il tempo si ferma e l’unica cosa che conta è l’altro.
Il suo respiro sulla pelle. Il suo sguardo che ti legge dentro. La certezza, improvvisa e dolce, che stai vivendo qualcosa che non si ripeterà mai allo stesso modo.
Perché certi istanti non si misurano in minuti, ma in battiti del cuore.
Non racconterò i dettagli. Perché certe cose non si raccontano. Si custodiscono.
Come un segreto sacro. Come un tesoro nascosto tra le pieghe dell’anima.
Perché non appartengono al mondo. Appartengono a noi.
Ieri notte, io e M. abbiamo attraversato un confine invisibile.
Non so se si chiama amore, o solo verità.
So solo che nulla è più come prima. So che ora, quando chiudo gli occhi, sento il mare, sento le stelle, sento lui.
E so che, qualunque cosa accada, quella notte resterà.
Ricordami.
Non come un ricordo.
Ma come un’emozione che non passerà mai.
Tu sei il mio eclipse.
Quel momento in cui la luce si ferma,
il cielo trema,
e il mondo intero trattiene il respiro.
E quando sei tu ad oscurare il sole…
io non vedo più niente.
Tranne te.
.M.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.