Piccoli addii tra corridoi affollati
I corridoi erano pieni di grida di festa, di abbracci, di urla di chi ha appena scoperto di essere passato per miracolo, ma io camminavo piano, come se fossi in un film al rallentatore, ed ogni passo fosse un ricordo che non volevo perdere: il banco dove Y. mi passava gli appunti, il muro dove H. ha scritto “Alice + M. = ?” con la matita, e nessuno ha cancellato perché ormai lo sanno tutti e non è più un segreto, e non devo più nascondermi.
Mentre uscivo, ho visto la prof di latino che mi ha sorriso e ha detto “Buona estate”, e io ho detto “Grazie, anche a lei”, ma dentro ho pensato: “Grazie per non avermi mai trattata come una bambina che non capisce niente”, perché lei mi ha sempre vista per quello che sono. E forse è per questo che la scuola non mi mancherà, ma mancherà lei.”
E mentre camminavo verso casa, il sole basso colorava i vetri delle finestre e mi sembrava che ogni riflesso fosse una promessa: che anche se le aule rimarranno vuote, i ricordi continueranno a vivere dentro di me, come piccole luci che non si spengono mai.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.