Pranzo di Natale
Oggi è Natale. Ho indossato il vestito di velluto bordeaux che mamma ha scelto per me. Calze scure, scarpe basse, capelli raccolti con un fermaglio d’argento. Sono scesa alle undici, con il profumo di cannella e arrosto che saliva dalle cucine.
L’attico era pieno. Zii, cugini, amici dei miei genitori. Tutti parlavano di borsa, vacanze, scuole private. Io ho sorriso. Ho risposto alle domande. Ho mangiato il cappone con la forchetta perfettamente allineata. Ma dentro, ero altrove.
Da lui.
Sulla sua terrazza del suo attico con vista sul mare.
In una stanza con le luci spente ed un respiro sul collo.
Papà mi ha guardata a lungo durante il dolce.
“Sei distratta,” ha detto.
“Sono stanca,” ho risposto.
Lui ha annuito.
Ma nei suoi occhi c’era qualcosa:
so che non mi stai dicendo tutto.
H. mi ha chiamata dopo cena.
“Com’è andata?”
“Perfetta,” ho detto.
“E lui?”
“È stato qui ieri notte, mi ha detto che mi ama.”
Silenzio.
Poi: “Sei felice?”
“Sì,” ho detto.
E per la prima volta, mentire alla famiglia e dire la verità a un’amica, non mi è sembrato un peccato. Ma una scelta.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.