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Spirituality & Faith April 16, 2001 Views: 5 1 min read

Riflessioni tra il cinguettio degli uccelli

Read this slowly. Let the words arrive before you decide what they mean.

Alle 6:12, gli uccelli cantano. Specie: passeri, merli, storni. Frequenza del canto: tra 2 e 8 kHz. Li sento dalla finestra aperta. Non è un rumore. È un sistema. Ogni uccello ha un ruolo. Un segnale. Un territorio. Analizzo: non c’è caos. C’è una rete di comunicazione complessa. Perché gli esseri umani non sono così? Perché parliamo per riempire il silenzio? Perché non ascoltiamo? Perché non usiamo il linguaggio per trasmettere dati veri, invece di emozioni inutili? Mi alzo. Faccio colazione. Latte caldo. Cereali al cioccolato fondente. Fette biscottate con marmellata di arance. E mentre mangio, capisco che forse gli uccelli non sono più logici. Sono solo più sinceri. E forse, la verità non è nei numeri. È nel canto del mattino.

Remember me,
Eclipse

Why?

Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.

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