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Power & Society July 7, 2001 Views: 7 2 min read

Risate tra teli e gelati

Read this slowly. Let the words arrive before you decide what they mean.

Oggi al Doria c’era una festa che non sembrava una festa. Solo un pomeriggio lungo, pieno di rumori e luci calde. Ragazzi ovunque: musica che si mescolava al fruscio delle onde, gelati che si scioglievano troppo in fretta, risate che rimbalzavano tra gli ombrelloni. Abbiamo giocato a racchettoni fino a perdere il fiato. Poi a campana, saltando sulla sabbia come se il mondo intero fosse un gioco. Poi a niente: solo correre, schizzarci con l’acqua, rotolarci sulla sabbia e ridere di cose stupide che poi, guardandole bene, non erano così stupide. M. era immerso nel suo gruppo di amici, rideva forte, con la testa all’indietro. Io stavo seduta su un telo, un libro in mano, ma non leggevo. Osservavo. Li osservavo. Sembravano felici senza motivo, semplicemente perché era estate, perché era giorno, perché erano vivi.

Poi qualcuno ha lanciato un secchiello d’acqua. Il freddo mi ha sorpresa. Ho gridato. Poi ho riso. Forte. Senza freni. M. mi ha guardata con occhi sorpresi. Ha detto: “Non ti ho mai vista così.” “Neanch’io,” ho risposto. Forse non devo sempre essere precisa, controllata, perfetta. A volte basta essere me stessa, ma che vergogna esserlo.

Il sole cominciava a calare. L’aria odorava di mare e crema solare. La sabbia sotto di me era tiepida. Ed io, per un attimo, mi sono sentita parte di tutto. Osservatrice. Spettatrice… Di tutto questo.

Remember me,
Eclipse

Why?

Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.

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