Una conchiglia e un desiderio sospeso
Oggi ne ho trovata una. Piccola. Bianca. Perfetta. L’ho raccolta tra le dita e l’ho girata lentamente, come se potesse raccontarmi qualcosa. Il sole le rimbalzava sopra, facendola brillare di una luce fragile. Poi M. si è avvicinato, con quel mezzo sorriso: “Fai un desiderio.” L’ho guardato. “E se non si avvera?”, “Allora resta un desiderio,” ha detto, senza fretta, come se fosse la cosa più naturale del mondo. L’ho chiusa nel palmo. Ho chiuso gli occhi. Ho sentito il vento sulla pelle, il profumo del mare, e un leggero brivido sulle braccia. Poi l’ho lanciata. Ha fatto un tuffo, un piccolo spruzzo, e ha disegnato cerchi che si allargavano lentamente. Poi è sparita, inghiottita dal mare.
“Perché l’hai buttata?” ha chiesto.
“Perché certi desideri non si tengono. Si lasciano andare…” Ho risposto.
Ha sorriso, silenzioso, ma i suoi occhi parlavano. Erano lucidi, caldi, complici. Ci siamo seduti sulla sabbia, i piedi freddi che affondavano appena, mentre il sole scendeva dietro l’orizzonte, tingendo l’acqua di arancio e rosa. Le barche lontane tremolavano nella luce.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.