Il Bacio sul Treno
Oggi ho saltato metà scuola. Ho detto a H.: “Ho un impegno familiare.”
Lei: “Bugiarda.”
Io: “Ti prego non dirlo a nessuno.”
Ho preso il treno delle 9:17 per Genova.
M. mi aspettava alla stazione.
Mi ha baciata subito.
Non un bacio dolce.
Uno che cancella.
Poi siamo saliti su un treno locale, senza meta.
Ci siamo fermati a Camogli.
Abbiamo camminato lungo il porto, mangiato un panino con il pesto, e ci siamo seduti su una panchina con vista sul mare.
Lui: “Perché lo fai?”
Io: “Faccio cosa?.”
Lui: “Lo sai.”
Io: “Guarda che quello che faccio io, lo fai anche tu.”
Lui: “Vero.”
Non abbiamo parlato di futuro.
Non abbiamo parlato di regole.
Abbiamo solo esistito.
Come due anomalie in un sistema perfetto.
E quando il treno è ripartito, mi ha baciata di nuovo.
Stavolta davanti a tutti.
Un bacio lento.
Un bacio che diceva:
“So che non dovrei averti. Ma ti tengo lo stesso.”
E io?
Io ho sorriso.
Per la prima volta, non ho pensato a cosa dirà papà.
O a cosa penserà la prof di matematica.
Ho pensato solo:
questo è mio.
E basta.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.