Il ponte verso il mare sembra infinito
Domani parto per Genova. Prendo il treno delle 9:20 con la valigia piena di cose che non so se userò, ma che voglio portare con me: il libro di fotografia che M. mi ha prestato e che non capisco, ma guardo per ore come se potessi imparare a vedere il mondo come lo vede lui.
Mentre penso al treno, immagino il ponte che collega Milano al mare, come se ogni chilometro fosse un passo verso una versione di me che non ha più paura di vivere forte, che non si nasconde più e che sa che l’amore non è un errore, ma una scelta. Scelgo lui ogni volta, anche se viviamo in città diverse, anche se le nostre famiglie non capiscono, anche se il mondo dice che non siamo compatibili. Perché compatibili non vuol dire uguali, ma sincronizzati, e noi lo siamo.
Guardo la valigia e aggiungo mentalmente il diario, il costume blu, un paio di quaderni e una penna, come se potessero proteggermi e ricordarmi chi sono davvero. Penso ai giorni che verranno: camminate sul porto, il vento che porta il profumo del mare, le risate con H., le conversazioni con M. fino a sera, e io che scrivo ogni piccola emozione sul blog, che è come un rifugio segreto che nessuno può toccare.
E mentre il treno parte lentamente dalla stazione, sento che ogni finestra aperta è un invito, ogni curva sui binari è un’occasione di cambiare prospettiva, e io voglio arrivare a Genova non solo con le valigie, ma con il cuore pronto a farsi sorprendere.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.