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History & Places June 19, 2001 Views: 12 2 min read

Il vento mi ricorda le vacanze passate

Read this slowly. Let the words arrive before you decide what they mean.

Sono arrivata a Genova con il treno e papà mi aspettava all’attico con il caffè già fatto e una rosa bianca sul tavolo, che non aveva senso, ma era bella lo stesso. Dopo aver parlato dieci minuti di scuola e dei miei voti perfetti, siamo partiti per Loano con la sua Audi, che fa rumore come un motore da corsa. Lungo la strada, ho visto il mare cambiare colore ogni dieci chilometri: da grigio a turchese, poi a blu cobalto.

Quando siamo arrivati a casa, ho aperto la finestra e ho sentito il profumo di pino e salsedine. Ho pensato che forse il tempo non esiste davvero, perché sembra che sia passato un secolo dall’ultima volta che sono stata qui, ed invece è solo fine giugno. M. è già in città, ma oggi non lo vedrò, perché doveva vedere suo cugino M., arrivato da Firenze con un taccuino pieno di disegni di tetti, archi e occhi che sembrano guardare altrove. Non ho chiesto niente, perché certe persone non si spiegano: si incontrano e basta.

Stasera ho scritto sul blog che il primo giorno di vacanza è sempre un inizio e non un ritorno. Poi ho guardato fuori dalla finestra, verso il mare che rifletteva gli ultimi raggi di sole, e ho pensato a quanto sia strano e bellissimo che tutto cambi così rapidamente, e allo stesso tempo tutto resti uguale: i rumori delle barche, il vento tra i pini, il sorriso di papà quando mi ha visto arrivare. Ho preso il diario, mi sono seduta sul divano, e ho scritto le prime righe di quello che sarà un’estate piena di scoperte, di silenzi condivisi e di momenti che sembrano fatti solo per essere ricordati.

Remember me,
Eclipse

Why?

Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.

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