Non ci posso credere
Qualche ora fa ero qui, ferma sul terrazzo a vedere le stelle. Poi, all’improvviso, qualcuno ha bussato. Mio papdre mi chiama… Era M, con quel sorriso che non sa mentire, e mi ha chiesto di uscire. Solo questo: “Vieni via con me?”. Non ho pensato. Ho preso la borsa, una minigonna bianca che svolazza appena sulle cosce, un top leggero e sotto, il costume, come una promessa.
Lui: pantaloncini di jeans strappati, camicia bianca slacciata sul collo. colletto in alto. Semplice. Perfetto. E quel bacio… Appena fuori dal portone. Forte. Vero. Come se avesse aspettato tutta la settimana per posare le labbra sulle mie. Non ha esitato. Neanch’io.
La spiaggia era deserta. Solo il rumore del mare, il vento tra i capelli, e la luce dorata che accarezzava la pelle. Ci siamo stesi sulla sabbia tiepida, l’uno accanto all’altra, e il tempo ha smesso di contare. Il mio costume… Si è sciolto da solo. Forse è stato il vento. O forse è stata la sua mano, lenta, decisa, che ha seguito il contorno della mia minigonna, come se mi conoscesse da sempre.
Non abbiamo parlato molto. Non ce n’era bisogno. C’era tutto negli sguardi. Nel respiro che si faceva più corto. Nella tensione dolce dei corpi che si cercano, piano, come in un film al rallentatore. Era eccitato. Lo sentivo. Ed io… Io ero tutta fuoco. Sotto il cielo scuro, tra onde che sussurravano segreti, abbiamo lasciato che accadesse. Senza fretta. Senza vergogna. Solo noi, la notte che arrivava, e qualcosa che sembrava inevitabile.
Ora sono tornata.
Ma il suo profumo è ancora sulla mia pelle. Ed il mare, da qualche parte, continua a raccontare quello che è successo…
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.