Il rumore dei passi che non seguo
Torno da scuola. Tram delle 17:30. Ritardo: 7 minuti. Fuori, il cielo è grigio-rosa. Cammino lungo viale Tunisia. Asfalto bagnato. Luci dei lampioni accese. Sento passi dietro di me. Due persone. Velocità: 4,8 km/h. Io: 5,1 km/h. Non mi volto. Non rallento. Li lascio indietro. Il suono si attenua. Frequenza del passo: 1,2 Hz. Dopo 3 minuti e 11 secondi, scompaiono. Mi chiedo: chi erano? Dove andavano? Perché non li ho guardati? Forse perché non volevo interrompere il flusso dei miei pensieri. Forse perché a volte, evitare il contatto è un atto di sopravvivenza. A Milano, troppi occhi. Troppi rumori. Troppi dati. Ed io, a volte, devo chiudere il sistema per non sovraccaricarmi. Così cammino. Senza meta. Solo verso casa. Verso il silenzio. Verso il prossimo esercizio di matematica.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.