Il suono finale della campanella
Oggi la campanella ha suonato diversa. Più lunga, forse, o forse ero io che la sentivo come un’esplosione di libertà. Dopo due anni di liceo, con i corridoi gialli e le prof che parlano come se fossimo già all’università, finalmente è finita. Ho lasciato il banco senza voltarmi, ma H. mi ha trascinata fuori e siamo andate al Bar dell’opera, dove ho ordinato il solito gelato cocco e fragola. Lei ha detto che sembravo una che ha appena vinto qualcosa, e forse è vero, perché non ho vinto un premio, ma ho vissuto un anno intero senza perdere me stessa. Nonostante mia madre che voleva che facessi il corso di portamento, e mio padre che parla sempre di “carriere serie”, io ho scelto di vivere in due città, in due mondi, e di amare un ragazzo che non sa ballare, ma sa guardarmi come se fossi l’unica cosa reale in un mondo finto.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.