La Lettera nel Libro
L’ho trovata tra le pagine di Le città invisibili. Una lettera scritta a mano, inchiostro blu, calligrafia precisa, quasi fredda. Diceva: “A volte penso che tu sia una città che ho sempre cercato, senza sapere che esisteva. Non la visito. Ci vivo.” Niente firma. Ma so che è sua. L’ho letta tre volte. Poi l’ho rimessa nel libro, come se fosse un segreto che non devo violare. È strano: a scuola, parliamo di oggetti misurabili, di dati, di certezze. Ma l’unica cosa che sento vera è questa lettera, nascosta tra le righe di Calvino. H. mi ha chiesto se sono innamorata. Ho detto di no. Poi ho aggiunto: “Sono in equilibrio.” Non ha capito. Ma non importa. Perché certe emozioni non si spiegano. Si vivono in silenzio. Come un esperimento che non puoi replicare, ma che cambia per sempre i tuoi dati di partenza. Stamattina, durante la lezione di fisica, ho disegnato un albero sul margine del quaderno. Radici profonde. Rami sottili. Ed in cima, una stella. La prof mi ha guardata. Ho chiuso il quaderno. Ma dentro, sapevo: non era un albero. Era lui. Era me. Era ciò che stiamo diventando.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.