Una giornata da non dimenticare
La giornata a Loano è cominciata con il sole già alto e la brezza leggera che portava odore di mare e di croissant appena tostati. A colazione siamo stati tutti insieme: pane caldo, marmellata, caffè per i grandi, succo e cornetti per noi. Si rideva ancora delle battute della notte prima, e già sentivo che sarebbe stata una giornata diversa. Mio padre che parlava con altri padri con la gazzetta in mano, parlando di quanto schifo faccia la sampdoria in questo periodo, avendo subito la retrocessione dalla Serie A. Arrivati al lido, i nostri amici erano tutti lì. Ombrelloni colorati, secchielli e palette, palloni sparsi sulla sabbia. Abbiamo passato ore a costruire castelli di sabbia giganti, a rincorrerci tra le onde, a spruzzarci l’acqua l’un l’altro. Qualcuno ha trovato una medusa piccola e trasparente, tutti curiosi e un po’ spaventati.
Più tardi, mio padre ha deciso di unirsi ai padri degli altri ragazzi per una partita di calcio improvvisata. Si sono messi a correre sulla sabbia, con passi goffi e risate fragorose. M. mi ha preso per mano e ci siamo seduti a guardare: i loro piedi sollevavano spruzzi di sabbia, le magliette si appiccicavano per il sudore, e tutti ridevano come bambini. Mio padre ha fatto amicizia con il padre di M., scambiandosi consigli sul lavoro e battute sui figli. Sembrava strano vederli così, così spontanei e in gioco. Noi intanto abbiamo raccolto conchiglie lungo la riva. Tante, piccole, lucide. Alcune rotte, altre perfette. Le abbiamo messe nel secchiello azzurro e le abbiamo confrontate, scegliendo quelle “più belle” come se fossero trofei. Abbiamo giocato a rincorrerci tra le onde e a sfidarci a chi riusciva a stare più a lungo sott’acqua senza ridere.
Il pomeriggio è volato tra chiacchiere, scherzi e piccole scoperte: un granchio nascosto tra le rocce, un gabbiano che ci rubava il panino, le nostre impronte lasciate sulla sabbia calda. Ogni tanto guardavamo i padri che continuavano a giocare a calcio, ridendo come ragazzini. Mio padre e il padre di M. ormai ridevano insieme, commentando ogni goal mancato e ogni dribbling riuscito. Quando il sole ha cominciato a calare, ci siamo seduti sull’arenile. Il cielo si tingeva di arancione e rosa, le onde battevano piano e le nostre risate si mescolavano al rumore del mare. Avevamo la pelle salata, i capelli bagnati e il cuore leggero.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.