Onde che parlano e raccontano segreti
Luglio è appena iniziato. L’ho sentito nell’aria: più dolce, più lento, come se tutto si prendesse il suo tempo. Stanotte non riuscivo a dormire. Ho aperto la finestra. Il mare era nero, immobile. Le barche dondolavano piano, legate alle banchine, come se stessero sognando il sole. Verso le cinque, ho deciso di scendere in spiaggia da sola. Ho infilato i sandali, una felpa leggera, e sono uscita. Il paese dormiva. Strade vuote, finestre chiuse, solo il rumore dei miei passi sul selciato.
Quando sono arrivata, la sabbia era fredda sotto i piedi. Mi sono seduta, aspettando. Il cielo ha cominciato a schiarirsi: prima un grigio pallido, poi un rosa delicato, e infine una striscia d’oro all’orizzonte. Non c’era nessuno. Solo io, il mare e il silenzio. Il primo raggio ha sfiorato il mio viso: caldo, leggero, come una carezza. Non ho pensato a niente. Solo respiravo, cercando di imprimere quell’attimo dentro di me.
Poi, da lontano, un motore ha rotto il silenzio. Un pescatore stava passando. Mi ha salutata con la mano e mi ha augurato un bel buon giorno. Ho risposto anch’io, e lui è ripartito. Ed io sono rimasta lì, finché il sole non è emerso completamente, tingendo l’acqua e la sabbia di luce dorata.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.