Passeggiate sulle rocce bagnate
Dopo la pioggia, siamo andati a camminare sulle rocce vicino al faro. Erano bagnate, lucide, scivolose, ed ogni passo richiedeva attenzione. M. mi teneva per mano. Non forte, solo un dito intrecciato al mio, leggero come un filo di sicurezza. Parlavamo poco, eravamo concentrati a non cadere nell’acqua. Il mare era grigio, le nuvole basse e dense, ma non sembrava triste. Sembrava respirare piano, come se avesse appena pianto ed ora si fosse calmato.
Abbiamo trovato una pozza d’acqua tra le rocce. Piccola, calma. Dentro, un granchio minuscolo si muoveva con lentezza, esplorando il suo mondo liquido. Lo abbiamo osservato, affascinati. Poi è scomparso tra le pietre. “È libero,” ha detto M.
“Che carino” ho risposto. Un vento leggero ci ha sfiorati, portando con sé l’odore salmastro e la freschezza della pioggia. In quell’attimo, una fitta mi ha attraversato il petto. Non era dolore, ma una verità improvvisa: l’inatteso, la bellezza di ciò che accade senza avviso, il senso di essere davvero vivi.
Abbiamo continuato a camminare. Il sole ha cominciato a filtrare tra le nuvole, illuminando le rocce bagnate. Brillavano come lastre d’argento. L’acqua nelle pozze tremolava, riflettendo bagliori dorati. Ho pensato che certi momenti non si possono programmare. Arrivano, ti sorprendono, e lasciano un’impronta silenziosa dentro di te.
Remember me,
Eclipse
Why?
Because every thought leaves a trace. If something moved you, disturbed you, softened you, or made you think, leave it here, quietly.